L’onore dei Marò

I presidi non amano le baruffe internazionali, preferiscono sedarle nel silenzio operoso della diplomazia. Ma nel caso dei due Marò italiani, accusati dell’omicidio di due pescatori indiani e reclusi (ancora per sette giorni, a quanto pare) in un villaggio ai confini con la legalità, s’indovina una certa lentezza da parte del governo Monti e del suo ministro della Difesa.
10 AGO 20
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I presidi non amano le baruffe internazionali, preferiscono sedarle nel silenzio operoso della diplomazia. Ma nel caso dei due Marò italiani, accusati dell’omicidio di due pescatori indiani e reclusi (ancora per sette giorni, a quanto pare) in un villaggio ai confini con la legalità, s’indovina una certa lentezza da parte del governo Monti e del suo ministro della Difesa. La controversia intorno alle perizie balistiche, l’isolamento cui è sottoposta la nave della nostra marina e la macchinosità nell’attribuzione delle competenze in uno stato federale com’è l’India non giustificano tanta timidezza a Roma. La Farnesina impone un peloso silenzio stampa all’ambasciata in Nuova Delhi, il generale Di Paola si raccomanda di “misurare i toni per far conseguire alla politica e alla diplomazia i risultati che auspichiamo”; il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, affida le sue speranze alla cabala dell’ispezione navale. Complimenti, questo sì che è farsi rispettare nel mondo.

Con ogni probabilità i Marò verranno liberati in tempi ragionevoli grazie alle foto satellitari e alle pressioni della comunità internazionale. Il punto, tuttavia, è questo: gli indiani sono simpatici, svolgono una funzione decisiva nel sud-est asiatico (un miliardo di shivaiti con la bomba atomica è un buon deterrente contro la sharia nucleare pachistana), ma cessano di esserlo quando ci addebitano la morte di due disgraziati pur di non ammettere la complicità dei loro amministratori locali con una banda di pirati. Esistono parole meno brutali per comunicare questo concetto nelle sedi opportune, evocando perfino la rottura dei rapporti diplomatici e senza dichiarare guerra all’India? Sì? Allora non c’è altro tempo da perdere.